Lobby, chi ne ha troppe e chi poche.
Sono appena tornato dalla presentazione di un libro sul tema della crisi economica in cui si parla anche di lobby.
Stefano Lepri ha ricordato che in Italia gli interessi particolari la fanno sistematicamente da padrone sull'interesse generale e ha portato l'esempio della lobby dei farmacisti che si è opposta alla liberalizzazione contenuta nel cosidetto decreto Bersani.
In realtà la lobby dei farmacisti è una delle poche che di fronte al decreto Bersani ha calato le brache mentre perfino i tassisti sono riusciti a mantenere i loro privilegi.
Lungi da me il confutare la tesi di Lepri sullo strapotere delle lobby ma per dovere di cronaca ricordo che l'attività di lobbying, cioè portare i propri interessi all'attenzione dei potenti, è assolutamente legittima. Il fatto che i consumatori scelgano di non servirsene, mentre le corporazioni sì, è affar loro.
Non è un caso che i farmacisti abbiano dovuto cedere. Contro di loro c'era una lobby molto forte, cioè quella delle Coop che aveva interesse a liberalizzare la vendita dei farmaci da banco. I tassisti invece non avevano alcun antagonista e infatti non si sono spostati di un millimetro.
La cosa curiosa è che la liberalizzazione, che in teoria andava contro gli interessi della categoria, ha finito invece per avvantaggiarla.
Oggi i farmacisti sono tra i pochissimi che non hanno problemi a trovare lavoro grazie proprio alle nuove assunzioni nei corner dei supermercati mentre non mi pare che si registrino casi di farmacie in difficoltà a causa della concorrenza dei supermercati.
Ma allora perché inizialmente si erano opposti alla liberalizzazione?
Perché in Italia le lobby non portano avanti la voce di tutta la categoria ma solo di chi ha già una carriera molto ben avviata in quella categoria.
I farmacisti che si sono avvantaggiati dalla liberalizzazione non sono i titolari, vecchi tromboni della lobby ma i giovani non titolari. Cioè quelli che lavorano come dipendenti con un contratto nazionale ridicolo che grazie alle nuove assunzioni hanno visto aumentare (un po') il loro potere contrattuale.
Più che di lobby dei farmacisti bisognerebbe parlare di lobby dei vecchi tromboni e così in molti altri settori.


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